Articoli di omeopatia
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Articoli di omeopatia

Il “suicidio omeopatico” del CICAP
Esiste un movimento ideologico storico, articolato ma coerente, datato oramai da due secoli, che è completamente dedicato a contrastare l’Omeopatia. In verità è una cosa veramente singolare il fatto che rispettabili uomini di scienza e di cultura si siano dedicati e si dedichino tuttora a screditare l’Omeopatia con tanto alacre impegno: credo sia veramente un caso unico nella storia della scienza.
Fra i tanti attivisti anti-Omeopatia c’è in Italia una associazione, il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) che periodicamente e con ammirevole sollecitudine organizza eventi e campagne di stampa contro le medicine non convenzionali e in particolare contro l’Omeopatia, la vera “bestia nera” da abbattere. L’ultima manifestazione è stata organizzata in Piemonte a inizio febbraio, su imitazione di un evento similare avvenuto in Inghilterra circa un anno fa, un “appuntamento nelle piazze per suicidarsi omeopaticamente”: i nostri eroi, con audacia sovrumana, hanno ingerito granuli omeopatici in gran quantità nell’intento di dimostrare la completa assenza di azione farmacologica o tossica dei medicinali omeopatici.
Il cavallo di battaglia del CICAP è da sempre la questione delle diluizioni omeopatiche: troppo alte per essere giudicate farmacologicamente attive. Di fatto le diluizioni omeopatiche, al di là dell’undicesimo passaggio 1/100 (11 CH in termini omeopatici), oltrepassano il numero di Avogadro (per chi si intende un po’ di Chimica) e quindi non possono contenere molecole attive, ma solo acqua fresca, come afferma il celebre Prof. Silvio Garattini. In pratica, tutto l’effetto della Omeopatia si ridurrebbe a effetto “placebo”, frutto di suggestione.
Il ragionamento non fa una piega, ma si dà il caso che la realtà a volte contraddice le opinioni più autorevoli, solide e apparentemente incontestabili. Come affermò Claude Bernard: “un fatto può contraddire una teoria, ma non il contrario”. Su tale disputa vorrei dare un mio personale contributo, sia come discendente da una tradizione medica omeopatica familiare che data dalla metà dell’Ottocento (finora nove medici e due veterinari), sia, personalmente, come medico omeopata, come ricercatore e come interlocutore diretto del CICAP.
A cavallo della metà dell’Ottocento si verificarono in Italia diverse epidemie di Colera. In quegli anni la Omeopatia era fiorita già da qualche decennio in Italia e gli omeopati erano circa 500. Ovviamente, essi si adoperarono per curare il Colera. Le autorità militari censirono 6.307 casi di colerosi curati con l’Omeopatia; fra questi, anche i casi curati dal nonno di mio nonno, Dott. Agostino Mattòli (Bevagna 1801-1869) che, nel 1867, curò 193 concittadini contagiati dal colera (ne sono testimonianza un breve trattato intitolato “Cura del Colera Morbus”, tuttora presente presso la biblioteca Augusta di Perugia e una lapide che ancora oggi, nella via principale del paesino umbro, ricorda l’opera di assistenza medica del Dott. Agostino Mattòli a favore della popolazione). L’indice di mortalità dei pazienti affetti da Colera curati omeopaticamente in tutta Italia fu del 7,26%: all’epoca il Colera si portava via almeno il 50% dei malati. Potenza della suggestione sul vibrione del Colera!
Nella mia famiglia ci sono stati anche due veterinari omeopatici (Dott. Sesto e Dott. Rifeo), vissuti nella prima metà del novecento, che esercitavano regolarmente con successo la terapia omeopatica, in un epoca in cui la farmacologia ufficiale era assolutamente sguarnita. Potenza della suggestione sugli animali!
Mio padre, Dante, appena laureato nel 1940, fu inviato come medico militare nell’isola di Pantelleria e, già istruito sulla Omeopatia dallo zio Corradino Mattòli, portò con sé una trousse di medicinali omeopatici. Nella zona dell’isola in cui era situata la sede dell’infermeria militare, Rekale, si verificavano epidemie estive di diarrea nei bambini con una mortalità del 20%. Mio padre consultò i testi di Omeopatia che aveva con sé e somministrò a tutti i bambini malati un medicinale omeopatico che limitò la mortalità infantile quasi a zero. Potenza della suggestione sui batteri patogeni intestinali!
Personalmente esercito esclusivamente l’Omeopatia da circa trenta anni e, sulla scorta di migliaia di casi clinici curati più o meno con successo, nessuna più o meno colta e circostanziata disquisizione potrà dissuadermi da quello che ho constatato direttamente nella mia attività clinica giornaliera. Potenza della suggestione in clinica quotidiana! Nei primi anni novanta ho ideato e avuto la possibilità di effettuare un esperimento presso l’Università di Perugia (Dip. di Medicina Sperimentale e Biochimica) sull’impiego di Phosphorus 30 CH nella terapia della fibrosi epatica sperimentale del ratto. L’esperimento intendeva dimostrare sia la validità della Legge dei Simili che sta alla base dell’Omeopatia (analogia fra l’azione tossica del Fosforo e quella del Tetracloruro di Carbonio), sia l’azione delle dosi ultra Avogadro, perché il Phosphorus era stato somministrato 30 volte diluito 1/100. I risultati, incontestabili, sono ancora pubblicati sul sito della FIAMO (www.fiamo.it – Dip. Scientifico). Potenza della suggestione sui ratti! Ho avuto a che fare direttamente con il CICAP in diverse occasioni, una prima volta nei primi anni novanta in un congresso organizzato a Perugia dal Prof. Bartocci, docente di Matematica presso la locale Università e studioso delle scienze “eretiche”, trascurate o osteggiate dalla scienza ufficiale. Al congresso era stato invitato anche il CICAP, con il quale il Prof. Bartocci era in corrispondenza. In quella occasione presentai l’esperimento di Phosphorus 30CH eseguito al Dip. di Medicina Sperimentale. Il presidente e gli altri rappresentanti del CICAP non mostrarono al momento il minimo interesse, ma in seguito hanno avuto una nutrita corrispondenza con il Prof. Bartocci a proposito dei “topi omeopatici perugini”. Traccia di tale evento è presente in una pubblicazione dello stesso CICAP, “Medicine Alternative” – una guida critica” (quaderni del CICAP – 2001): “… Va riconosciuto al Dott. Mattoli il merito del coraggio e della coerenza con le idee che sostiene. Fino ad ora è stato il solo fra tutti i suoi colleghi ad aver deciso di uscire dal terreno delle discussioni per lasciare parlare i fatti e gli esperimenti…”. Poco tempo dopo lo stesso Prof. Bartocci partecipò a un convegno del CICAP a Saint Vincent. Nell’occasione un Comitato francese di scettici, rappresentato da un tale Henri Broch, bandì uno strano concorso per chi avesse voluto dimostrare qualcosa di “paranormale” o di alternativo alla scienza. Il Prof. Bartocci propose il mio esperimento per il concorso ed ebbe poi una fitta corrispondenza con i promotori del concorso stesso, i quali, messi infine alle strette, preferirono una molto poco dignitosa ritirata strategica. Documentazione esaustiva su tutta la corrispondenza in merito è reperibile sull’interessantissimo sito del Prof. Bartocci, Episteme: http://www.cartesio-episteme.net/listast.htm al punto 11 della home page - “Il CICAP e l’Omeopatia: il caso Broch-Mattoli”.
In un mondo fatto in massima parte di ipocrite apparenze e di suggestioni istrioniche a tutti i livelli, un sano scetticismo è indispensabile per mantenere un’equilibrata analisi della realtà e organizzazioni come il CICAP sono assolutamente utili. Ma quando si ha minimo sentore che un’istanza da sempre osteggiata potrebbe avere un fondo di verità, sia in virtù della sua sussistenza nel tempo, sia delle oramai numerosissime esperienze di laboratorio e cliniche, si impone una scelta: o continuare a negare, senza avere il coraggio di approfondire, per banale punto preso, utilizzando tutti i mezzi sconfinati derivati dalla posizione di “ortodossia” per tenere sotto scacco la verità emergente, oppure onestamente riconoscere, dopo attenta analisi, che quella determinata istanza può avere una sua recondita validità. Peraltro il fatto definitivamente dirimente, volutamente ignorato e tenuto sotto silenzio dagli scettici professionisti, della validità della Omeopatia in campo animale (clinica omeopatica veterinaria fin da metà dell’Ottocento e recenti sperimentazioni presso l’Università di Verona) e in campo vegetale (sperimentazioni di laboratorio degli ultimi decenni presso l’Università di Bologna e altrove), o il fatto che la validità dell’azione biologica delle diluizioni infinitesimali sia anche confermata da scienziati assolutamente attendibili come il Prof. Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina nel 2008, e i fisici Giuliano Preparata e Emilio Del Giudice (è possibile consultare in proposito: lastampa.it, ilgiornale.it), rendono semplicemente risibile l’accusa di effetto placebo invocato dagli zelanti della crociata anti-Omeopatia e la sceneggiata del suicidio omeopatico organizzata dal CICAP non fa altro che screditare l’attendibilità di detta associazione, che riveste peraltro un ruolo importante e utile nella nostra società. La pertinacia del CICAP nel contrastare l’Omeopatia, soprattutto in maniera così grossolana e farsesca, esiterà presto in un vero suicidio del CICAP, nel senso che lo trascinerà al ruolo di “fenomeno folkloristico” della storia della Scienza, immagine grottesca del peggiore conservatorismo in campo scientifico.

Supponiamo ora per ipotesi che la Omeopatia sia veramente una valida possibilità terapeutica. L’Omeopatia ha le seguenti caratteristiche: l’ individuazione terapeutica dei medicinali omeopatici avviene in maniera assolutamente inoffensiva ed economica, attraverso le nozioni della tossicologia tradizionale e attraverso sperimentazioni su volontari, con modalità assolutamente innocue e senza sacrificio di animali; la somministrazione di medicinali omeopatici avviene a dosi infinitesimali che non possono avere effetti collaterali dannosi, escludendo dunque qualsiasi effetto iatrogeno; la produzione di medicinali omeopatici è effettuata con una tecnologia non particolarmente complessa e ha costi molto ridotti rispetto ai farmaci convenzionali; l’effetto prevalente delle cure omeopatiche tende ad essere in genere risolutivo e non palliativo, come solitamente le terapie chimiche convenzionali; in due indagini, una tedesca e l’altra francese, di qualche anno fa, l’applicazione clinica omeopatica a livello sociale permetteva allo Stato un risparmio del 40 % circa sulle spese mediche.
Di fronte a tali fatti è facile prevedere l’effetto dirompente in senso positivo, sia a livello sanitario che sociale, se l’Omeopatia fosse estesamente applicata sulla popolazione, ma anche l’effetto dirompente in senso negativo sugli interessi del mondo produttivo farmaceutico convenzionale.
La conferma delle efficacia terapeutica dell’Omeopatia è infatti realisticamente un problema non solo scientifico, ma soprattutto politico. Infatti, a mio parere, il motivo reale per cui l’Omeopatia viene osteggiata con tanto accanimento è il fatto che è profondamente incompatibile con il sistema economico farmaceutico imperante e minaccia seriamente i suoi interessi. Ferma restando comunque la buona fede di molti avversari dell’Omeopatia, ai quali spero con questo mio scritto di aver suscitato almeno qualche ragionevole dubbio sulle loro certezze granitiche, e con i quali sarebbe necessario da parte dei medici omeopati tessere un dialogo non polemico ma produttivo, i detrattori sistematici e aprioristici della Omeopatia dovrebbero rendersi conto della grave responsabilità che si assumono davanti alla storia dell’Umanità, se continueranno a ostacolare indiscriminatamente lo sviluppo e la diffusione di una terapia efficace, spesso risolutiva, economica e priva di effetti collaterali. Negare l’Omeopatia è un crimine contro l’Umanità.

Antibiotici da neonati, più asma e allergie nell’infanzia

La somministrazione precoce di antibiotici è associata a un aumentato rischio di asma e allergie nell’infanzia. La conferma a un’ipotesi già avanzata in vari studi giunge da uno studio epidemiologico statunitense - effettuato da Michael B. Bracken e collaboratori del center for Perinatal, pediatric, and environmental epidemiology alla Yale university school of Public health di New Haven - su 1.401 bambini, valutati nei primi sei mesi di vita e al sesto anno d’età. L’esposizione agli antibiotici è risultata associata a un rischio aumentato di asma (rapporto crociato aggiustato, Or: 1,52). Il rapporto crociato è apparso lievemente superiore (Or: 1,66) se l’asma era stato diagnosticato per la prima volta dopo i 3 anni come anche nei bambini senza storia di infezioni del tratto respiratorio inferiore nel primo anno di vita (Or: 1,66). L’effetto negativo degli antibiotici si è dimostrato particolarmente forte nei bambini senza storia familiare di asma (Or: 1,89). Anche il rischio di positività allergica ematica o cutanea è apparso aumentato (Or: 1,59).


Il premio Nobel Montagnier si esprime sull’Omeopatia e sulle alte diluizioni.

Secondo lui le alte diluizioni sono strutture di acquq che mimano la struttura originale e non sono “niente” come le definisce la scienza ufficiale. Per affermare ciò parte dallo studio da lui condotto sulla sequenza batterica del DNA che è capace di produrre onde elettromagnetiche, anche ad alte diluizioni come 10 -18. Lo studio è un importante contributo a trovare le basi scientifiche del funzionamento dell’Omeopatia.
Montagnier prenderà la direzione dell’Istitituto di Jiaotong, presso l’università di Shangai e si propone di continuare a studiare il fenomeno delle onde elettromagnetiche prodotte dal DNA nell’acqua.
Questa ricerca non può effettuarla in Francia sia perché ormai in pensione non può assumere cariche istituzionali sia perché non viene supportato in quanto in Europa non si vedono di buon occhio le scoperte riguardanti una possibile spiegazione del funzionamento dell’Omeopatia.
Il premio nobel fa riferimento al dott. Jacques Benveniste, uno scienziato francese che condusse studi sul meccanismo di azione dell’Omeopata, definendolo un moderno Galileo, data la genialità delle sue scoperte. Montagneier afferma che Benveniste e le sue scoperte furono rifiutate da tutti perché era troppo avanti. Questo gli costò tutta la sua carriera, il laboratorio, il suo patrimonio e benché fosse sulla strada giusta, i suoi esperimenti non erano riproducibili. E anche i risultati che ottennero dopo i successori di Benveniste, riproducendo i risultati, non furono pubblicati per non seminare il “terrore” tra le persone che non credono in ciç (la scienza ufficiale ndr)
Montagnier non si preoccupa delle critiche che gli fanno i suoi colleghi di essere scivolato nella “pseudoscienza, perché crede fermamente che questi fenomeni debbano essere indagati e approfonditi.  Tutto l’articolo lo troverete sul sito di Scienze
Esce proprio nel Dicembre del 1810 il manifesto scientifico dell’omeopatia. E’ un testo pubblicato a Dresda ed intitolato “L’Organon della Medicina Razionale”, scritto dal medico tedesco Friedrich Samuel Hahnemann.


Lo stesso medico si dichiara “sconvolto” dai metodi di cura tradizionali, sostiene che questi lo stavano trasformando in un “assassino dei suoi pazienti”, e non potendolo più sopportare ritiene di aver individuato una valida alternativa in una nuova teoria da lui stesso elaborata: teoria che consiste nel curare le malattie con il metodo della similitudine, risvegliando e potenziando le capacità immunitarie dell’organismo attraverso la somministrazione di farmaci, o con altri mezzi, capaci di indurre gli stessi sintomi della malattia. Hahnemann determina anche il principio della diluizione, in base per potenziare l’effetto di un farmaco e necessario diluirlo il più possibile. Più è diluito, più risulta efficace.
Da quel lontano 1810 la cosiddetta “omeopatia”, teorizzata allora da Hahnemann, ha conosciuto, soprattutto in occidente, una crescente fortuna, nonostante ripetute e nette “scomuniche” da parte della scienzsamuel_hahnemann_1841a medica ufficiale (recentemente anche in Italia). La prima netta condanna della teoria omeopatica fu pronunciata già nel 1835 da parte dell’Academie de Medicine francese.

Omeopatia o Fitoterapia, come scegliere


L’omeopatia e la fitoterapia sono due medicine naturali molto diverse tra loro, anche se sostanzialmente si tende a confonderle. La scelta per una o l’altra scienza va valutata a seconda dei casi e la propria filosofia di vita. In comune hanno la necessità di affidarsi ad un esperto: omeopata o fitoterapeuta che sia, non è opportuno il fai da te. Ma vediamo allora quali sono le sostanziali differenze. Ambedue utilizzano sostanze di origine naturale, cioè non trattate chimicamente in laboratorio, ma mentre per la fitoterapia ci si riferisce solo a piante (dette appunto piante officinali o medicinali) con l’omeopatia le sostanze prescelte hanno origine sia nel mondo vegetale che in quello animale e minerale.

La Fitoterapia inoltre, ha le sue radici nella tradizione popolare, anche se di recente per molti prodotti sono stati effettuati vari test clinici, mentre l’omeopatia ha origine da Samuel Hahnemann, un medico tedesco che visse nel 1800. Anche in questo caso però i principi generali sono presenti già ai tempi di Ippocrate. Quali? Secondo l’omeopatia la malattia si sviluppa quando nell’essere umano si altera l’equilibrio prestabilito tra corpo, mente e spirito. C’è una visione olistica e non si cura dunque la patologia, ma il malato nel suo insieme.
Diverso è il concetto basilare della fitoterapia, molto più vicino alla farmacologia e medicina tradizionale: la pianta ha proprietà medicamentose per curare il sintomo o la malattia stessa, come nel caso di un mal di gola o di una cefalea. E’ una visione definita allopatica. Inoltre: la fitoterapia utilizza il fitocomplesso, ovvero l’intera pianta.
In omeopatia la sostanza naturale viene ampiamente diluita e scossa a tal punto che nel prodotto finale difficilmente si riscontra il principio attivo naturale. Questo perché in tale medicina alternativa, vige il principio della “similitudine”: il rimedio curativo per una persona malata consiste nella sostanza che in un sano provocherebbe gli stessi sintomi. Per non intossicare il paziente, il principio attivo naturale è ridotto in quantità infinitesimali. Per questo è difficile che ci siano effetti collaterali seri.

NUOVO DNA
In questo articolo di Patricia Resch, la dottoressa Berrenda Fox ci mette in evidenza i cambi cellulari e del DNA. Fox è una facilitrice olistica del centro Avalon Wellness in Mount Shasta, California. La clinica Avalon rappresenta la re-emergenza dell’ideale di guarigione come si praticava nell’originale isola di Avalon. La dottoressa ha dato prove, attraverso analisi del sangue, che in realtà hanno sviluppato nuove catene di DNA.

PR: Parliamo un poco del suo curriculum

BF:ho un dottorato in fisiologia ed in naturopatia; durante il mio periodo di studio in Europa, sono stata coinvolta dai massmedia, e questo continua con il cinema. Sto lavorando con la televisione FOX in un programma sugli extraterrestri e sul loro ruolo in ciò che sta succedendo al genere umano in questo tempo.

PR: Quali sono i cambi che stanno avvenendo nel pianeta ora e come influiscono sul nostro corpo?

BF: Ci sono cambi maggiori, mutazioni, che secondo i genetisti hanno iniziato da quando siamo usciti dall’acqua. Qualche anno fa, a Città del Messico, ci fu una conferenza di genetisti di tutto il mondo, con tema principale: il cambio del DNA. Stiamo vivendo un cambio rivoluzionario, tuttavia non sappiamo verso cosa stiamo cambiando.

PR: Com’è il nostro cambio di DNA?

BF: Ognuno di noi ha una doppia elica di dna: quello che stiamo vedendo è che si stanno formando altre eliche. Nella doppia elica ci sono 2 catene o filamenti avvolti dentro una spirale: quello che comprendo è che ci si svilupperanno 12 eliche. Questo processo sembra essere iniziato 5-10 anni fa: noi stiamo mutando. Questa è la spiegazione scientifica. É una mutazione della specie verso qualcosa che ancora è sconosciuto. I cambi non sono resi pubblici ancora, perché la comunità scientifica sente che questo allerterebbe la popolazione. Ugualmente noi stiamo cambiando le nostre cellule. In questo momento sto lavorando con tre bambini che hanno 3 eliche di dna. Già molte religioni hanno parlato di questo cambio e si sa che arriverà in qualche forma. Sappiamo che è una mutazione positiva, sia fisica-mentale che emozionalmente e può essere malintesa e preoccupare.

PR: Questi bambini mostrano caratteristiche che li differenzino da altri?

BF: Sono bimbi che possono muovere oggetti nella casa solo concentrandosi in essi, o prendere un bicchiere d’acqua col solo guardarlo. sono esseri telepatici. Guardandoli puoi pensare che sono superumani o metà angelici, ma non è così. secondo me sono quello che saremo anche noi nelle prossime decadi.

Questa settimana abbiamo intervistato la Professoressa Lucietta Betti ricercatore confermato dal 1980 presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali (DiSTA), Facoltà di Agraria, Università di Bologna.
Dal 1993 è Professore Incaricato di Patologia vegetale e dal 2005 anche di Sistematica vegetale I presso la Facoltà di Scienze MM. FF. NN., Università di Bologna. ” è revisore per riviste internazionali (Bioelectromagnetics, Planta, Complementary Therapies in Medicine, Homeopathy). L’attività scientifica è documentata da oltre 100 articoli su riviste nazionali e internazionali e dalla partecipazione come relatore ad invito a numerosi congressi nazionali e internazionali

Da quanto tempo ti occupi di ricerca nell’ambito della medicina omeopatica?
Ho cominciato le prime ricerche nel 1989, quindi da circa 20 anni.

Quali sono i lavori che consideri più interessanti tra quelli da te pubblicati?
Penso che questi cinque lavori siano tra i più significativi:
1) Statistical analysis of the effect of high dilutions of arsenic in a large data set from a wheat germination model. Br Hom J. 89: 63-67 :in questo lavoro si mette in evidenza l’importanza fondamentale della dinamizzazione per l’efficacia dei trattamenti omeopatici a diluizioni oltre il limite di Avogadro: infatti As2O3 dH 45 presenta alta significatività rispetto al controllo nella stimolazione della germinazione in vitro di semi di grano, mentre l’arsenico diluito allo stesso livello ma non dinamizzato non presenta alcuna differenza rispetto al controllo (Brizzi M, Nani D, Peruzzi M, Betti L. 2000.)
2)Effects of homeopathic arsenic on tobacco plant resistance to TMV: theoretical suggestions about system variability, based on a large experimental dataset. Homeopathy 92: 195-202 : in questo lavoro si mette in evidenza l’efficacia di trattamenti omeopatici ad altissima diluizione su un modello fitopatologico costituito da piante di tabacco inoculate con il virus del mosaico del tabacco (Betti L, Lazzarato L, Trebbi G, Brizzi M, Calzoni GL, Borghini F, Nani D. 2003).
3) A biostatistical insight into the As2O3 high dilution effects on the rate and variability of wheat seedling growth. Forsch Komplementärmed Klass Naturheilkd; 12: 277–283 : in questo lavoro si mette in evidenza l’efficacia di trattamenti omeopatici ad altissima diluizione sulla crescita in vitro di plantule di grano; questo modello è stato riprodotto da un gruppo di ricercatori svizzeri che hanno anch’essi ottenuto risultati significativi ( Brizzi M, Lazzarato L, Nani D, Borghini F, Peruzzi M, Betti L. 2005).
4) The role of variability in evaluating ultra high dilutions effects: considerations based on plant model experiments. Forshende komplementarmedizin 14: 301-305 : in questo lavoro si mette in evidenza che i trattamenti omeopatici sembrano avere un’influenza anche sulla variabilità del sistema (Nani D., Brizzi M., Lazzarato L., Betti L. 2007).
5) The efficacy of ultramolecular aqueous dilutions on a wheat germination model as a function of heat and ageing-time. Evid-based Compl Alt doi:10.1093/ecam/nep217 : in questo lavoro si mette in evidenza che l’efficacia dei trattamenti omeopatici ad altissima diluizione tende ad aumentare nel tempo e si mantiene anche sottoponendo i trattamenti stessi a riscaldamento fino a 70°C (Brizzi M, Elia V, Trebbi G, Nani D, Peruzzi M, Betti L. 2010)

Quali sono stati i tuoi stupori da scienziata di fronte ai risultati strani e difficili da interpretare che hai riscontrato nel corso dei tuoi studi?
Quando mi sono accorta che con trattamenti omeopatici ad altissima diluizione si potevano ottenere risultati significativi e ripetibili ho sentito “traballare” tutte le mie certezze scientifiche. Questo però mi ha stimolato ad andare avanti perché penso che la “curiosità” sia l’atteggiamento giusto per chi si occupa di scienza.

Da botanica pensi che le piante possano risentire dell’effetto placebo?
Assolutamente no, per cui questo è uno dei vantaggi dell’uso di modelli vegetali per la ricerca di base in omeopatia. Tali modelli permettono inoltre di lavorare con una grande base di dati e quindi di applicare una corretta ed approfondita analisi statistica; non presentano problemi di tipo etico e le sperimentazioni sono effettuabili con costi e tempi limitati.

Quali sono le tue considerazione sulla medicina  omeopatica e come vedi il suo futuro?
L’approccio omeopatico è sicuramente molto interessante da un punto di vista scientifico, anche perché apre la ricerca sulle incredibili e ancora in gran parte sconosciute proprietà dell’acqua. Certo il lavoro da fare per tentare di capire il meccanismo d’azione dei trattamenti omeopatici è tantissimo e purtroppo ci sono pochi ricercatori impegnati su questi aspetti.

Da scienziata come vedi il dibattito e la forte detrazione nei confronti dell’omeopatia?
Mi sembra che purtroppo tale dibattito non scaturisca da interesse e volontà di conoscere, ma piuttosto sia supportato da interessi economici ed accademici e quindi non “produttivo”.

OMEOPATIA/ Un aiuto alla cura o semplice “stregoneria”?

Sull’onda delle dichiarazioni di un’associazione di medici britannici, secondo cui l’omeopatia sarebbe “stregoneria”, abbiamo assistito a un dibattito tra il farmacologo Silvio Garattini e Christian Boiron, presidente dei Laboratoires Boiron, azienda leader nel settore dei medicinali omeopatici, cui è stato dato ampio risalto dagli organi di stampa.

Quale esperto della materia (mi occupo di ricerca in questo campo da più di vent’anni) ho partecipato all’incontro che aveva come titolo significativo “La salute tra responsabilità e ideologia”. Senza entrare direttamente nelle argomentazioni - per lo più inconciliabili e inconciliate - dei due “contendenti”, esprimo qui alcune considerazioni, basate sulla mia esperienza.

Quando nel lontano 1989 iniziai a interessarmi di omeopatia come materia di ricerca in ambito universitario, il mio allora direttore mi disse che si trattava di una follia, di un’assurdità fuori dal fertile solco della medicina moderna, per cui fui “squalificato” e dovetti cambiare posto di lavoro, spostandomi in un altro Istituto dove invece il direttore mi disse: “Se hai la passione, fai pure la ricerca, purché non mi chiedi soldi e sistemazione accademica”.

L’accusa di follia era basata sulla convinzione che la legge di Avogadro (principio di chimica stabilito alla fine dell’Ottocento, per cui non esistono molecole di principio attivo oltre una certa diluizione) sia una barriera insuperabile per la farmacologia.